C’è chi il tempo non lo vive
ma ci si arrampica sopra
come su un pendio irto e scosceso.
Il più delle volte è uno scontro,
lo affronta armi in pugno:
la mente affila il coltello
per sezionare l’eterno,
ridurlo a spicchi e poi mangiarlo
un boccone alla volta:
con la fame che morde l’ingiustizia
con le mani tese contro il drago fiammeggiante,
ai margini di un assoluto invisibile,
dentro un relativo che chiude lo sguardo,
confina e ingabbia ogni orizzonte,
per un mondo con troppi dei
o senza alcun Dio:
e l’essere annega nel non essere
in un oceano di bombe e d’illusione.
Oneiros