Salta al contenuto

Palomar 2026

Si rese conto, in un tempo che sembrava sospeso, di sentirsi come un falco intrappolato in una corrente ascensionale; era seduto sotto un albero e il vento, accarezzando le foglie del sempreverde, generava risonanze comunicanti una vita ormai impercepibile nell’architettura indefinita ed estremamente urbanizzata del quartiere in cui viveva. D’altronde rifletteva sul ferragosto e su come era facile uniformarsi ai soliti riti, e già immaginava tutti quei post di tavole imbandite e piatti succulenti. Una volta un amico gli disse: finché sulla tavola del calabrese ci sarà a “pasta china” rivoluzioni non ne vedremo. Difficile dargli torto.

La sera che precedeva la notte di San Lorenzo, rientrando verso casa dalla solita traversa, vide due signore, una era affacciata dal balcone al primo piano e l’altra era giù in strada. La prima era più anziana e la seconda diciamo matura. La signora giù in strada informò quella al primo piano del fatto che quel giorno ci sarebbe stato lo spettacolo delle stelle cadenti e l’anziana signora chiese: a che ora è? La più giovane, dopo un momento di smarrimento, rispose: quando fa buio! Se questa fosse stata una scena comica del duo Ficarra e Picone si sarebbe scompisciato dalle risate ma, la per la, gli venne un sorriso della serie “beata ingenuità”. La signora giù aveva uno smartphone e con tutta probabilità era avvezza all’uso della rete e alle innumerevoli informazioni in essa contenuti, interfacciata con il mondo come un contadino di 70 anni fa non poteva, praticamente recintato nel confine e nei ritmi della terra che coltivava. Ma si chiedeva: quel contadino si poteva dire più, o meno ignorante della innocente anziana in questione, probabilmente condizionata dai tempi televisivi e dal palinsesto? D’altronde se non avviene in Tv un evento è come se non accadesse: lo specchio del reale è più vero della realtà.

In fondo il sistema non è così contorto, anzi insegue tenacemente la semplificazione e ora ha aggiunto questo nuovo/vecchio concetto di “resilienza” al resto; bisogna adattarsi ai cambiamenti ma la questione è: quali cambiamenti? Quelli che decidiamo noi, o quelli che ci vengono imposti dal mercato, dalla produzione industriale, dai media, dalla speculazione? Ogni progresso tecnologico si può chiamare davvero progresso? Gli esseri umani sono vittime o padroni di queste tecnologie? Certo bisognerebbe intendersi sul concetto di progresso, in questi tempi nei quali la conquista dei diritti viene considerata un limite al progresso e il pensiero libero viene combattuto ferocemente. Gli venne in mente G. Orwell e il suo “1984” con la neolingua imposta dal Socing che riduceva il nr di parole e, di conseguenza, semplificava i significati in modo che, ad un certo punto, neanche ci si ponesse la questione di pensare in quanto non c’erano più sufficienti concetti per farlo.

Questo tentativo è sempre in atto e rimane il programma politico principale di ogni Governo che, attraverso la sinergia tra i social sulla rete e gli altri media, ci danno l’illusione del contatto con il mondo, di avere informazione infinta, ma in realtà semplificano e uniformano, e basta leggere e ascoltare la qualità del linguaggio degli opinion leader di questi media falsificanti, per rendercene conto; tutto è una continua pubblicità. Senza che lui se ne accorgesse la sera era calata sul parco, si tirò su, alzò gli occhi al cielo, e complici alcuni lampioni mal funzionanti, si trovò davanti un mare di stelle. Di fronte a quel magnifico spettacolo il pessimismo di quei pensieri volo via, e dopo un momento di stallo, un attimo di sogno, si ricordò che era Ferragosto e che a casa una porzione di “pasta china”, rimanenza del pranzo, lo stava aspettando e levò veloce il passo.

Oneiros

Lascia una voce